
giovedì 19 marzo 2009
Auguri a tutti i GIUSEPPE!

martedì 17 marzo 2009
CRISTINA CAMPO

Due post nella stessa giornata...capita a volte capita...ho cominciato con un post sulla musica e termino con un'autrice e un libro in particolare...l'autrice è CRISTINA CAMPO lo scrivo tutto maiuscolo chissà che la possa meglio pubblicizzare un po'...perchè sono quasi certa che non la conscono molto...e me ne dispiace...
Il libro che ho qui davanti a me è GLI IMPERDONABILI, oramai si può dire che lo conosco a memoria tanto mi piace e lo rileggo spesso.
Quello che trascrivo adesso lo prendo salla sovraccopertina del libro:
In una nota biografica che accompagnava un suo libro, Cristina Campo diceva di se stessa: "Ho scritto poco e mi piacerebbe avere scritto di meno". E il libro "Gli imperdonabili" raccoglie quasi tutta la sua scrittura...qualcuno ne sarà magari deluso...
Si dice di lei che appunto era una "imperdonabile", di lei Ceronetti dice: "Saluto una sapienza oggi fra le più strane" è forse venuto il tempo perchè i lettori si accorgano che in Italia, in mezzo a tanti promotori delle proprie mediocrità, è vissuta anche questa "trappista della perfezione".
Questo che scriverò adesso invece lo prendo all'interno del libro da un capitolo che porta il titolo "PARCO DEI CERVI":
-Maturità.Quell'attimo misterioso che nessun uomo raggiungerà prima del tempo se anche tutti i messaggeri del cielo scendessero ad aiutarlo. (e come questo sia vero!...io almeno non ho dubbi) Così nelle antiche storie il seguito delle apparizioni, tutte ugualmente eloquenti e inefficaci:la colomba, la volpe, la vecchia con la fascina di sterpi. Eppure dicono tutte la stessa cosa, ripetono e ribadiscono lo stesso avvertimento.Sarebbe facile intravedere sotto le penne, il rosso pelo o gli stracci, il lampo azzurro dell'abito della Moira....
Maturità: nè folgorazioni nè voci.Solo un precipitare improvviso, biologico vorrei dire:un punto che va toccato da tutti gli organi insieme perchè la verità possa farsi natura. Come destarsi una mattina e sapere una lingua nuova. E i segni, visti e rivisti diventano parole.
Maturità è districare continuamente dal mondo che da ogni parte sollecita e stringe (anche e soprattutto il mondo della bellezza), solo ciò che è nostro dalle origini, "quindi per destinazione".
E' una continua risposta al Tentatore sulla cima della montagna.
Le canzoni d'amore di san Giovanni della Croce. Se non avesse scritto quei tre immensi trattati per spiegarcene il senso, che ne avremmo pensato? La sua descrizione del letto di nozze "de cuevas de leones enlazado/de mil escudos de oro coronado". Così i narratori di fiabe ci descrivono le loro notti oscure, le loro salite al Carmelo. Solo i commentari essi tralasciano.Spetta a noi ricomporli.
Non so se qualcuno di chi legge riuscirà a gradire quanto me, quello che la Campo ha scritto...posso solo dire, che in questo libro ho trovato molta consolazione...ma si sa anche che ognuno si lascia toccare da letture diverse, lo stesso la musica e tutto il resto...ma un post a questa mia amata lo dovevo...anche se ne avevo già fatto uno con una sua poesia tempo fa.
Ancora una CANZONE
domenica 15 marzo 2009
E chi se non lui poteva cantare IRIS...spero che la senta anche chi porta questo nome...
Il primo commento lo faccio direttamente qui io...bravo Biagio, sei sensazionale!!
GASTON BACHELARD ....e la reveriers....

Per me che oramai da molti anni sono un'appassionata di Psiche, e di psicologia non poteva essere che una grande scoperta l'incontro con un autore come Gaston Bachelard.
Non ho letto tutti i suoi libri, in genere quando mi innamoro di un autore voglio conoscere il più possibile quello che ha scritto....ma ho letto a sufficienza per raccoglierne i frutti che le sue scritture fanno germinare...e mi resta ancora la possibilità di approfondire maggiormente avendo a disposizione altri suoi scritti che non ho ancora letto.
Di lui ho letto comunque la sua parte di opera più significativa ed originale, e cioè i quattro libri che lui ha dedicato ai quattro elementi "Terra-Fuoco-Aria-Acqua", in questi libri Bachelard analizza i diversi modi di fare anche poesia, le diverse ispirazioni a seconda che sia un elemento piuttosto che un altro ad ispirarci....c'è molta psicanalisi anche nei suoi scritti (e quella può essere la parte che meno apprezzo se considerata ,nel modo classico della Psicanalisi di Freud...ma lui ha un modo tutto suo di trattarla che risulta per me molto interessante)
Vi riporto qui qualche cenno biografico e un piccolo esempio della sua scrittura:
Gaston Bachelard (Bar-sur-Aube, 27 giugno 1884 – Parigi, 16 ottobre 1962) è stato un filosofo della scienze e della poesia francese.
Gaston Bachelard ha avuto una carriera fuori dal comune. All'inizio impiegato alle poste, prende la laurea e diventa professore di fisica e chimica a Bar-sur-Aube. Riesce nel 1922 a laurearsi anche in filosofia e insegna questa materia alla Facoltà di Dijon prima di diventare professore alla Sorbona fino al 1954.
Citazione:
«È vicino all'acqua che ho meglio compreso che il fantasticare è un universo in espansione, un soffio di odori che fuoriesce dalla cose per mezzo di un sognante. Se voglio studiare la vita delle immagini dell'acqua, mi occorre quindi riconoscere il loro ruolo dominante nel fiume e nelle fonti del mio paese. Io sono nato in un paese di ruscelli e di fiumi, in un angolo della Champagne vallonea, nella Vallage, così chiamata a causa del gran numero dei suoi avallamenti. La più bella delle dimore sarebbe per me nel fosso di una vallata, al bordo di un'acqua viva, nell'ombra corta dei salici e dei vimini ».
Spero di aver destato in qualcuno un po' di interesse verso l'autore , ma se non l'autore almeno questa riflessione verso i quattro elementi...
sabato 14 marzo 2009
NON HO POTUTO FARE NIENTE....
Prossimamente a MILANO
Questo il titolo dello spettacolo di cui si è già avviata la prevendita dei biglietti, lo spettacolo si terrà il 23 marzo 2009 presso il Teatro Ventaglio Smeraldo.
Ho scelto questo video piuttosto che uno tutto centrato nel mostrare la sua bravura artistica di ballerino, perchè in questo caso il mio ricordo su di lui è per me più legato alla personalità nell'insieme e non solo sullo spettacolo che nel tempo ci ha offerto.
Sono sempre stata impressionata dalla sua biografia a partire da quella circostanza molto insolita della sua nascita...avvenuta in treno...
Sono inoltre molto legata a lui anche in maniera quasi affettiva direi, perchè rispecchia così bene la natura pescina, che ben conosco, essendo il mio segno zodialcale...io non ho mai avuto modo di fare danza..intuisco molto bene però come la caratteristica che viene attribuita al segno dei Pesci e che è legata ai piedi mi corrisponda...magari solo sottoforma di una particolare sensibilità che spesso causa così tanti problemi alle estremità...e anche tante altre cose, come quella della esagerata fantasia del segno che ne fa per eccellenza dei sognatori, sempre in pericolo di staccarsi dalla terra...e...prendere il volo chissà per dove...
venerdì 13 marzo 2009
IN OMAGGIO ALLA CANZONE NAPOLETANA
Piccola nota divagativa di quando i tempi moderni mescolano con estrema disinvoltutura il sacro e il profano....a Milano da un po' di anni si è diffusa una catena di ristoranti (dove oltretutto si mangia bene e con una spesa decente) che hanno chiamato "Anema e cozze!" a voi lascio il giudzio..della volgarità del gusto!
giovedì 12 marzo 2009
Potrebbe nascere una passione...non lo so...
Vissi poeticamente
mercoledì 11 marzo 2009
LA MIA MUSICA PER OGGI...
Ritengo che quando sia la musica ad essere suprema, i video possono essere anche come questo immobili ed essenziali, per l'ascolto delicato di brani come questo solo un video davvero vicino alla natura al limite avrebbe potuto esserne l'accessorio valido, ma non necessario...buon ascolto.
martedì 10 marzo 2009
Dal libro che sto assaporando e cercando di metabolizzare il più possibile

Dal titolo del post riprendo qui la frase: il libro che sto assaporando, e di cui sono alla quarta rilettura....e che sto cercando :prima di capire i concetti letterali, e cosa più difficile, sto facendo per ogni sui capitolo una meditazione....che mi ha già portato frutti, ma che so dovrà passare altro tempo per poterne essere assimilata la sotanza e arrivare a toccare il vissuto quotidiano, che altro può essere se no una esperienza?
Il libro in questione è dell'autrice che da tempo sto cercando di approfondire nelle sue varie opere, e in particolar modo questo alla quale faccio riferimento è il libro che porta il titolo
"L'ORDINE DEL CUORE"-sottotitolo Etica e teoria del sentire- l'autrice è Roberta De Monticelli, ed è una filosofa,ha lavorato come docente di Filosofia moderna e contemporanea all'Università di Ginevra, e dal 2003 ricopre la cattedra di Filosofia dell'Università Vita Salute San Raffaele di Milano.
Anche se il linguaggio filosofico non è dei più accessibili, per i non addetti ai lavori, e che la materia stessa della filosofia non sia certamente fra le più facili da approcciare, la De Monticelli, offre secondo me anche al lettore meno preparato la possibilità di godere del suo scritto (certo bisogna averne il desiderio), io voglio proporre qui...speriamo che trascriverlo non sia per me troppo lungo e faticoso un capitolo, dove tratta del "RISPETTO" argomento che nella mia scala di valori personali occupa un posto altissimo, aldilà della mia ancora incompiuta "persona" in crescita...perchè, anche se non ragazzina non ho ancora finito e non finirò la mia crescita qui...ho ancora strada e Roberta De Monticelli, assieme ad altre autrici mi farà compagnia durante questo viaggio...e chi vorrà ogni tanto un assaggio della sua scrittura la troverà qui sul mio blog.
Non posso trascrivere il capitolo dall'inizio alla fine, vedrò di linitarmi, senza stravolgerne il suo dispiegarsi a prendere qui e là dei segmenti seguendo però un ordine cronologico delle sue pagine.
Tratto dal il libro L'Ordine del cuore di R.De Monticelli-
IL RISPETTO
"Il rispetto è il sentimento del valore dell'esistenza degli altri, e giustamente fu posto alla soglia stessa della morale.
Ogni sentimento è in effetti una risposta strutturata all'esistenza.
Il rispetto è un sentimento veramente peculiare.Anzitutto, a differenza dell'amore, è un sentimento "che può considerarsi dovuto", e a differenza di qualunque altro sentimento lo può per così dire a priori, indipendentemente dalla conoscenza empirica di ciò cui si considera dovuto.
L'estensione della classe di cose cui si considera dovuto misura il livello di civiltà morale di un'epoca.
E' probabile che il progresso che ci resta da fare nella conoscenza morale fondamentale consista nello scoprire la ragione assiologica di estendere il dovere di rispetto a cose che manifestano almeno alcune delle caratteristiche delle persone, ad esempio la capacità di soffrire, che vale per gli animali, ma anche l'unicità che vale per i paesaggi.
In quanto sentimento della dignità delle persone come tali, il rispetto è veramente la soglia dell'etica (in quanto distinta dalla politica, dalla religione etc.) e ci mostra concretamente il punto preciso di inserzione di "qualunque" ordine del cuore sul terreno di una vita capace di "giustizia".
La tragedia del nostro tempo, è l'arretratezza politica rispetto alla coscienza morale media raggiunta dall'umanità.
E' la soglia dell'etica, e perciò è in qualche modo un sentimento "di base",eppure è al contempo un sentimento estremamente evoluto.
E' il primo che ci sforziamo di inculcare ai bambini e l'ultimo che ci resta sempre ancora da attivare, quello che non finiamo per tutta una vita di estendere e di affinare.
E', si dice, un sentimento "freddo": eppure non è, nella sua essenza , che l'ombra dell'amore.
Si riferisce insomma alla sua immunità da ogni elemento passionale (abbiamo visto, invece, che le passioni non solo possono essere fredde anzi gelide,ma che lo sono precisamente in quanto la loro sopravvivenza è stata pagata al prezzo di inaridire la fonte di ogni sentimento: e in primo luogo del rispetto).
Tenuto conto, invece, della sua primaverile natura di aurora della giustizia e di principio dell'etica, potremmo sostituire la qualifica di "freschezza" a quella inadeguata di "freddezza".
Un sentimento fresco come un zefiro d'aurora, che ha tutto il respiro della distanza e ha in custodia ciò che la trascendenza sempre serba di nuovo, di non familiare.Kant, ne parlava in effetti come di un "sentimento dello spirito".
E con questa citazine a Kant, mi fermo...magari un prossimo post sarà dedicato a qualche filosofo al maschile e comunque Kant, pur da me apprezzato non è il mio preferito...e lo dico in questo momento, che però potrebbe in futuro cambiare ed essere da me magari preferito ora...è probabile che la mia maturità ...non sia ancora pronta ad un diverso apprezzamento della sua opera,...intanto mi godo le letture che la Roberta De Monticelli mi sta offrendo assieme ad una possibilità di crescita spirituale.
Grazie a chi vorrà lasciare il contributo di un suo commento
lunedì 9 marzo 2009
IRIS una FIABA di Hermann Hesse

Già da molto avevo il desiderio di dedicare un post al fiore che magicamente mi attrae ,direi quasi in assoluto rispetto agli altri che amo...e che nella mia storia personale mi riporta ad un intreccio di ricordi infantili e ad una parte della mia vita da adulta...anche se in modo molto diverso, sotto forma di una ricerca simbolica che da tempo mi accompagna.
La fiaba di Hermann Hesse dedicata a questo fiore...la conosco da molto tempo, e non conto più le volte che l'ho letta....ma ogni volta mi si ripropongono le stesse emozioni che ho provato leggendola la prima volta....una emozione di grande commozione e pace...non ho trovato su Internet la fiaba che io ho qui in un libro di Hesse sull'Amore, per cui ogni volta che mi preparavo per il post desistevo in quanto volendo proporre la fiaba devo trascriverla e non potevo fare il così comodo copia e incolla, ma anche questo casuale inconveniente è forse un segno che su questo argomento così delicato e profondo come quello che viene trattato nella fiaba...non è davvero possibile cercare scorciatoie, proprio come succede al protagonista della fiaba Anselmo.
Così mi vedo costretta a dover trascrivere senza comodità la fiaba...che per necessità dovrò comunque scegliere di esporla a partire da un certo punto e ad interromperla...sarebbe troppo lunga scriverla per esteso...ma cercherò di iniziarla nel punto che possa esrpimere la sua essenza di significato e lo stesso sarà nell'interromperla.
IRIS (Una fiaba)
Intanto venne un giorno in cui il signor Anselmo, ritornando da un viaggio solitario, ricevette un'accoglienza così fredda e opprimente dal suo appartamento di studioso che si precipitò dai suoi amici con l'intenzione di chiedere la mano della bella IRIS.
"IRIS" le disse "Non voglio più vivere così.Sei sempre stata la mia buona amica e devo dirti tutto.Devo avere una moglie, altrimenti la vita mi sembra vuota e senza senso. E chi dovrei desiderare in moglie se non te, caro fiore? Vuoi Iris? Avrai fiori quanti se ne possono trovare, avrai il più bello dei giardini.Vuoi venire da me?"
Iris lo guardò a lungo e tranquillamente negli occhi, non sorrise e non arrossì, e gli rispose con voce ferma:
"Anselmo, la tua domanda non mi stupisce.Io ti voglio bene, anche se non ho mai pensato di diventare tua moglie. Ma vedi, amico mio, io pretendo molto da colui che devo sposare.Pretendo più della maggior parte delle donne.
Tu mi hai offerto dei fiori e la tua intenzione era buona. Ma io posso vivere anche senza i fiori, e anche senza musica, potrei rinunciare a tutto questo e a molto altro ancora, se fosse necessario. Ma una cosa non posso e non vorrò mai rinunciare: non potrò mai vivere neanche per un giorno senza che la musica che ho nel cuore sia per me l'essenziale.
Se devo vivere con un uomo, bisogna che la sua musica interiore si accordi sottilmente con la mia, e bisogna che lui abbia un unico desiderio: che la sua musica sia pura e che si intrecci bene con la mia. Tu amico mio, ne saresti capace? Probabilmente non potresti accrescere la tua celebrità e conquistare altri onori, la tua casa sarebbe silenziosa, e le rughe che da parecchi anni vedo sulla tua fronte dovrebbero essere tutte cancellate.Ahimè, Anselmo, non sarà possibile.Vedi, tu sei fatto così: tu devi farti segnare la fronte da sempre nuove preoccupazioni, e quello che io penso e sono tu lo ami, certo, e lo trovi bello, ma per te come per i più è soltanto un delizioso giocattolo. Oh, ascoltami bene: tutto quello che per te è un giocattolo, per me è la vita stessa e dovrebbe esserlo anche per te, e tutto quello a cui tu dedichi fatiche e preoccupazioni, per me è un giocattolo e non merita che si viva per esso.- Io non cambierò più, Anselmo, perchè vivo secondo una legge che ho dentro. Ma tu sapresti cambiare? E dovresti cambiare completamente perchè io possa diventare tua moglie"
Anselmo tacque, colpito da una volontà che aveva creduto debole e giocosa. Tacque e schiacciò sbadatamente nella mano eccitata un fiore che aveva preso dal tavolo.
Allora Iris gli tolse dolcemente di mano il fiore-lui ne fu colpito al cuore come da un duro rimprovero-e a un tratto gli rivolse un sorriso luminoso e dolce, come se avesse insperatamente trovato una via d'uscita dall'oscurità.
"Ho un'idea " mormorò arrossendo. "La troverai bizzarr, ti sembrerà un capriccio.Ma non è un capriccio.Vuoi sentirla? E vuoi accettare che decida di te e di me?"
Senza comprenderla, Anselmo guardò la sua amica, pallido d'ansia. Il sorriso di lei lo convinse ad avere fiducia e ad assentire.
"Vorrei darti un compito" disse Iris ridiventando rapidamente seria. "Fallo è tuo diritto" si arrese l'amico.
"Dico sul serio" continuò lei "ed è l'ultima parola.Vuoi accettarla così come mi viene dall'anima senza discuterla, anche se dapprima non la capirai?" Anselmo, lo promise. E lei disse, mentre si alzava e gli dava la mano:
"Mi hai detto più di una volta che nel pronunciare il mio nome ti senti sempre richiamare a qualcosa di dimenticato che un tempo era stato per te importante e sacro. Questo è un segno, Anselmo, ed è ciò che ti ha attirato a me per tutti questi anni. Anch'io credo che nella tua anima tu abbia perduto e dimenticato qualcosa di importante e di sacro, qualcosa che deve ridestarsi prima che tu possa trovare la felicità e raggiungere ciò a cui sei destinato.- Addio, Anselmo! Ti dò la mano e ti chiedo: va' e cerca di ritrovare nella menoria quel qualcosa che il mio nome ti ricorda. Nel giorno in cui l'avrai ritrovato io sarò tua moglie, verrò con te dove vorrai e non avrò altri desideri se non i tuoi".
Mi interrompo qui...non vorrei scrivere così tanto...e poi...quelli che leggeranno il post, magari conoscono già questo scritto. Vedremo se dai commenti emergerà questo...se invece la fiaba è piaciuta e a qualcuno può interessare averne un'altro pezzetto...che mostra il finale...volentieri farò lo sforzo di battere ancora un po' sui tasti ...perchè non sono molto veloce e l'aver scritto quello che sopra vedete mi è costato un po' di santa pazienza!
Spero di non ricevere commenti che per questa fiaba proprio non potrei accettare...al caso li elimino...il sacro va' protetto!
Grazie
AMOR FOU - IL PERIODO IPOTETICO
ora se vi va ascoltate gli AMOR FOU

